Portella della Ginestra: finire partendo dall’inizio

portellaginestraLa Carovana finisce dall’inizio: Portella della Ginestra, luogo della prima strage di mafia della storia dell’Italia democratica.
Nella Piana degli Albanesi, il primo maggio del 1947 centinaia di persone stavano partecipando alla festa dei lavoratori e ad un’importante vittoria elettorale, quando, da dietro un grande masso, spuntarono armati il bandito Salvatore Giuliano, ex soldato datosi al brigantaggio, con la sua banda. Il gruppo armato sparò una prima raffica di colpi che mancò la folla, poi cominciò la strage, un inferno di una manciata di minuti, che lasciò in terra esangui dodici persone, ferendone altre numerose decine.
Abbiamo, in dieci giorni, percorso da nord a sud la nostra penisola, scoprendone difetti, orrori, miracoli e resistenze. Un viaggio nel vuoto pneumatico del potere, nella medietà delle piccole battaglie personali o di piccoli gruppi interessati a diffondere libertà, verità, felicità.
L’Italiani sono ancora da fare, questa è la storia che ci ha trapassato in dieci giorni stancanti a livello emotivo. Noi, in fondo privilegiati, abbiamo avuto l’opportunità (unica) di esperire l’Italia. E, tornati a casa bisognerà mettere a frutto questo viaggio.
Cambia il cielo, non l’anima di chi corre attraverso il mare, scriveva Orazio ad un suo amico in una delle sue epistole, volendo mettere in rilievo l’inutilità del viaggio in assenza di una condizione d’animo adeguata. La carovana è prima di tutto un percorso interiore…vissuta in altro modo sarebbe soltanto turismo intelligente. Il problema centrale, tornati sulla terra ferma, diventa quello di ordinare gli stimoli e trattenere le emozioni accumulate, in modo tale da non dimenticarci che, citando sempre Orazio, ciò che insegui è qui, a Úlubre, se non ti manca la ragione. I nostri luoghi dove cambiare la realtà che ci circonda (o forse, molto più umilmente, resistere ad i desiderata antidemoratici che ci tentano della nostra quotidianità nordica) sono Torino, Biella, Verbania, Sarzana, Aosta, Trento, Bolzano, Trieste…

Sono passate meno di 48 ore e qualche migliaio di chilometri di Tirreno da Portella della Ginestra ed io mi chiedo se qualcosa sia cambiato oppure no

La linea d’ombra sembra comunque essere alle spalle

Si salpa?!

Dopo una lunga condivisione in bottega, la carovana si avvia verso il porto, per salire su La Superba, la nave che ci porterà a Genova.
Per ingannare l’attesa al porto, i carovanieri improvvisano lo spettacolo, cantano, danzano e incuriosiscono gli astanti. Che gruppo!!!

Sui terreni della Pio La Torre

Siamo a Desisa, contrada di Monreale, dove sette ettari di terreno coltivati a ceci sono andati distrutti dal pascolo di un gregge di pecore.
Domenico Fiore, socio della Cooperativa Pio La Torre, ci racconta cosa è successo.

A Portella Delle Ginestre

Siamo a Portella delle Ginestre , dove il 1 maggio 1947 c’è stata la prima strage di stato della Repubblica.
Incontriamo 3 reduci della strage, che all’epoca avevano 16 e 17 anni.
Ci consegnano le loro lotte per la giustizia e i 5 doni che hanno acquisito in anni di battaglie: la Repubblica, la libertà, il voto alle donne, la scuola, la Costituzione. A noi il compito di preservarli.

Stretti stretti

Dopo aver fatto l’ultima replica dello spettacolo in piazza San Francesco, davanti all’Antica Focacceria della famiglia Conticello, torniamo in bottega per la nanna.
Siamo in 42 su 42 mq!!!
Vicini vicini!

Don’t hate media, be media

telejatoIl terzo giorno di Sicilia è cominciato con un altro saluto: siamo stati nel cimitero di Partanna per commemorare Rita Atria, dopo averne incontrato la storia a Roma il 26 luglio. Non so se tutti i cimiteri siciliani sono fatti così, ma, osservandone la composizione ci siamo accorti che non esistono lapidi singole, soltanto monumenti funerari di famiglia. Questo aspetto ci porta a risottolineare la centralità dell’istituzione familiare in sicilia, se persino sepellendosi sembrano avere un culto maniacale dei rapporti tra fratelli, padri, madri e sorelle. Rita è stata una ragazza sfortunata, non solo perché non ha potuto vivere più di 17 anni, ma anche perché poi non gli è stato concesso di morire in pace. Tra gli Atria il suo nome non c’è e la sua foto la fa sembrare molto più vecchia. Una damnatio memoriae ancor più amara perché recitata da una madre, punto di riferimento del focolare siciliano.

Nel pomeriggio ci siamo spostati nel Palermitano, a Partinico, dove dopo aver finalmente avuto l’occasione di mangiare di nuovo della carne, ospitati dalla cooperativa Noe, abbiamo partecipato al tg di Pino Maniaci: Telejato.

Il giornalista siciliano, citato in giudizio ormai più di 270 volte, ci ha fatto lanciare le notizie mentre, nelle pause degli spot e dei servizi, ci raccontava il suo mestiere, non uno qualunque in terra di mafia. Di lui colpiscono senso dello humor, leggerezza e atteggiamento dissacrante, atteggiamenti che mascherano una situazione faticosa portata avanti da Pino con ammirevole dignità. Da lui stanno facendo un tirocinio due ragazze milanesi, laureande in scienze della comunicazione. Se vuoi fare il giornalista vero puoi venire qui a fare il Telejato, seguito nel Palermitano da più di 200000 persone, anche il mondo accademico lo riconosce.

Nel pomeriggio inoltrato abbiamo raggiunto la Bottega dei Sapori e dei Saperi a Palermo, dove stiamo per passare l’ultima notte di carovana tutti insieme e sulla terra ferma (domani ci imbarchiamo). Ci ha accolto Umberto Di Maggio, responsabile di Libera Palermo, con una brutta notizia purtroppo: la cooperativa Pio La Torre, inserita nel circuito di Libera Terra, è stata vandalizzata il giorno prima. Un gregge di pecore è stato liberato in un’area della cooperativa destinata alla coltivazione di ceci. Gli ovini hanno divorato sette ettari di raccolto, realizzando un danno di 8000 euro. Domani andremo ad incontrarli

Il nostro spettacolo ha avuto come palcoscenico l’Antica Focacceria San Francesco di Vincenzo Conticello. Luogo simbolo della lotta al racket. Era l’ultima delle nostre performance…sembra essere passato più di un mese ed invece stiamo girando l’Italia soltanto da dieci giorni.

Ero in bottega…

Nella bottega dei saperi e dei sapori della legalità, incontriamo Umberto e Claudio di Libera Palermo. Ci chiediamo come lavorare di più e meglio insieme e Claudio ci racconta di Ubuntu, un esperimento di asilo multi-etnico nel cuore di ballarò.

Telejato

La carovana presenta il tg di Telejato con la famiglia Maniaci.

A Partinico

Siamo a Partinico, nella sede della Cooperativa No.E.
Telejato intervista i nostri giovani!

Da Rita, a Partanna

Siamo a Partanna, dalla nostra sorella Rita Atria. Lasciamo qualche fiore, qualche pensiero e soprattutto il suo nome scritto e in vista. La verità vive!